Mancano poche ore al termine del 2020, un “annus horribilis”, per meglio definirlo in latino, che sarà ricordato principalmente per l’emergenza Covid19, tuttora in corso. Oltre che dalla pandemia, tuttavia, l’anno che si appresta a terminare è stato caratterizzato da un brusco innalzamento delle minacce alla cybersecurity.
Come già decretato dal Microsoft Digital Defense Report, malware e ransomware hanno messo a repentaglio i dati di aziende, istituzioni e privati cittadini, cavalcando l’onda di terrore data dal diffondersi del Covid19.
Nel 2020 i cybercriminali non hanno risparmiato neppure ospedali e centri di ricerca impegnati nello sviluppo del vaccino. Gli attacchi subiti dall’EMA, dall’Università di Tor Vergata e da vari aziende farmaceutiche dimostrano come l’aggressività degli attaccanti sia in continuo aumento.
Riguardo al 2021, il rapporto ESET, che raccoglie i pareri di molte aziende ed esperti del mondo della cybersecurity, non lascia presagire nulla di buono. A farla da padrone, molto probabilmente, saranno ancora una volta i ransomware, ai quali si aggiungeranno i fileless malware (che non infettano i file, ma risiedono nella RAM del PC “vittima”).
A contribuire involontariamente al diffondersi di tali minacce vi è ancora una volta l’implementazione dello smartworking e del lavoro da remoto “in massa” e senza l’utilizzo di particolari attenzioni.
Nonostante la possibilità di lavorare da casa per moltissimi dipendenti pubblici e privati abbia rappresentato una validissima alternativa al totale blocco del proprio impiego (e della possibile e conseguente perdita del proprio lavoro), tale “evoluzione incontrollata” non ha mancato di creare moltissime opportunità per i cybercriminali.
Proprio per questo motivo, i consigli racchiusi nel rapporto di Eset ricordano, ancora una volta, alle aziende di dotarsi di team e sistemi IT più preparati e resistenti alle future minacce.
Anche in Italia, gli attacchi subiti da colossi come Leonardo e Luxottica, ci hanno ricordato che nessuno può definirsi davvero al sicuro e nel 2021, assicurano gli esperti Eset, si assisterà alla nascita di molte nuove tecniche di attacco.
Non saranno immuni agli attacchi nemmeno gli enti governativi. I sopraccitati fileless malware, stando al rapporto Eset, si sono evoluti velocemente e rappresenteranno minacce su larga scala per la cybersecurity di molti Paesi.
Un altro grande pericolo, non presente nel rapporto Eset, ma preventivato da molti altri analisti ed esperti della cybersecurity, sarà invece rappresentato dalle IA “infettate”. Come sottolineato da Theresa Payton, CEO e presidente di Fortalice Solutions, i cybercriminali stanno evolvendosi molto rapidamente anche su questo fronte, spronati dalla sempre più rapida diffusione dell’utilizzo di intelligenze artificiali, i quali algoritmi potrebbero essere modificati da malintenzionati per eseguire operazioni sconosciute e potenzialmente dannose. Un possibilità inquietante, che nulla avrebbe da invidiare alle apocalittiche visioni di James Cameron con la sua rete Skynet in Terminator.
Ancora, il 2021 sarà potenzialmente interessato da un grande incremento di attacchi ai sistemi di cybersicurezza non dotati di accesso a più fattori. Se da una parte l’accesso a singolo fattore, ovvero tramite l’inserimento di una semplice password, è sempre più sconsigliato da parte delle società di ogni settore, dall’altro le tecnologie più “antiquate” saranno quelle più potenzialmente soggette ad attacchi, poiché più semplici da bypassare. Il consiglio, su questo fronte, è quello di cominciare ad aggiornare i propri sistemi di accesso a forme più evolute.
Per dare una risposta univoca e valida per ogni singola eventualità, il consiglio è quello di sempre: innalzare la proprio conoscenza del mondo cyber, poiché “non c’è futuro senza sicurezza”. La prima difesa, come sottolineato dalla maggior parte degli esperti, è quella rappresentata dal “final user”, l’utente finale, ovvero noi stessi, ogniqualvolta accediamo alla Rete.
